BUON NATALE A TUTTI VOI!
Con affetto,
il vostro Michele Allegri
Questo è il blog ufficiale dello scrittore Michele Allegri, autore dei saggi "Dossier: I Nuovi Templari", il libro che ha tracciato la strada per molti, di "Elvis e il priorato di Sion", de "La religione segreta dei Templari" e del romanzo "Enigma esoterico". Qui si parla seriamente di Templari, neotemplarismo, Rosacroce, massoneria, paganesimo, eresie, magia, New Age, religioni tradizionali, antropologia e storia... quella vera, quella che nessuno ha mai osato raccontarvi!
Cari amici, bloggers e semplici curiosi,
ieri sera ho partecipato alla conferenza organizzata dal Centro Studi Giancarlo Barbadoro sul tema "Templari: mito ed età moderna". E' stato un'occasione importante per parlare di Storia, mito e leggende dei cavalieri e per parlare delle importanti novità contenute nel mio saggio "La Religione segreta dei Templari".
Il mio primo saggio sull'argomento "Dossier: i nuovi Templari", il libro che ha tracciato la strada per molti, è conservato ed è consultabile presso la prestigiosa Biblioteca dell'Università americana di Harvard.
Colgo l'occasione per augurare a tutti voi che mi seguite Buone Feste
Vi abbraccio tutti
Michele Allegri
Cari amici,
bloggers e semplici curiosi,
possiamo ben
dire che l’affaire dei Templari s’inneschi dopo le delazioni di due
cavalieri, il toscano Noffo Dei e il francese Esquin de Floryan. Sono loro, con
le loro confessioni spontanee, a far muovere il massiccio impiego di forze
contro l’Ordine in Francia. Entrambi, nelle loro deposizioni, fanno riferimento
a strani riti eretici ed anticristiani, a pratiche idolatriche e totemiche svolte dai
fratelli templari anziani in certe sere dell’anno e durante le iniziazioni dei
novizi. I due parlano anche di riti sessuali orgiastici.
Per
sgomberare il campo dalle ricostruzioni edulcorate sull’Ordine, o di parte, e a
dar manforte alle dichiarazioni appena citate, esiste un sito archeologico
visitabile, ora patrimonio UNESCO, la Tomba etrusca cosiddetta “Bartoccini”,
ubicata a Tarquinia e riaperta al pubblico dal 2014, dopo l’inaugurazione da parte
del Ministero dei Beni Culturali.
In essa son
ben visibili un repertorio di dipinti, graffiti, scritte e croci templari
medievali che dimostrano come fosse uso nell’Ordine la pratica di culti e
d’iniziazioni a sfondo sessuale.
E’ Carlo Tedeschi,
professore ordinario di paleografia latina presso l’Università di
Chieti-Pescara, a raccontarci in una sua pubblicazione, dedicata al tema dei
templari e dei loro riti sessuali, ciò che è stato trovato e periziato nella
tomba.
Questo sepolcro del VI sec. a.c., ci racconta il professor Tedeschi, fu impiegato dai Templari come luogo sacro per le loro iniziazioni anticristiane e a sfondo sessuale. Al centro della camera funeraria c’è un’iscrizione in latino medievale che fa riferimento al Maestro templare Giovanni. Tutt’attorno sono visibili frasi incise che rimandano a giuramenti e a riti sessuali. In particolare campeggia la scritta dedicata ad un cavaliere del Tempio di nome Ranieri che ha compiuto queste ritualità all’interno della grotta.
Come ho
descritto nel libro “La religione segreta dei Templari”, l’equazione “tomba-templari-riti
sessuali-grotta” è presente anche nella piramide di Falicon, a 10 km dal comune
di Nizza, all’interno della quale c’è una grotta, detta dei pipistrelli o dei
vampiri (Ratapignata) nella quale sono stati trovati 7 simboli magici ed una
testa dell’idolo Bafometto scolpita nella roccia. In questa grotta i monaci
templari della guarnigione che stazionavano tra Montecarlo e Nizza, nel 1260,
praticavano il loro celebre rito d’iniziazione anticristiano: lo sputo sul
crocifisso, il rinnegamento di Cristo, l’adorazione dell’idolo protettore e i
loro culti orgiastico-sessuali.
Le
dichiarazioni spontanee del templare toscano Noffo Dei non fanno altro che
rivelare questi contenuti appena descritti. Ci sono infatti gli sputi sulla
croce e sull’immagine di Gesù Cristo, c’è l’adorazione di una testa barbuta
terrificante chiamata Magumet, attorno alla quale i cavalieri pongono le loro
cordicelle di frati, e poi con le stesse si cingono il ventre nudo. Poi ci sono
i baci rituali sulla bocca, sull’ombelico, sull’ano. Il tutto si chiude con un
culto orgiastico tra i fratelli anziani e i novizi.
La versione
sarà ripetuta anche da Guglielmo de Plaisians, un funzionario di stato francese che
disse agli uomini del re di Francia di essere a conoscenza di atroci crimini
perpetrati dai Templari.
Il templare
Esquin de Floryan rivelerà più tardi, più in specifico, ciò che accadeva nei
Capitoli segreti dell’Ordine del quale era stato testimone.
Leggiamo questo
documento storico:
Al
momento dell’ammissione tutti i Templari giurano di non abbandonare mai
l’Ordine e di perseguire gli interessi con qualsivoglia strumento, giusto o
sbagliato che sia. I capi dell’Ordine hanno stretto un’alleanza segreta con i
Mussulmani, e in cuor loro, l’infedeltà mussulmana eclissa la fede cristiana,
giacché a nessun novizio è chiesto di sputare sulla croce e calpestarla. I capi
dell’Ordine sono uomini eretici, crudeli e sacrileghi che trucidano o mettono
in catene il neofita che, scoperta l’iniquità dell’Ordine, desidera
allontanarvene. Costoro, oltretutto, istruiscono all’aborto le donne gravide
dei loro figli ed uccidono i neonati. Essi sono ammorbati dagli errori dei
fraticelli, disprezzano il papa e l’autorità ecclesiastica ed hanno in
dispregio i sacramenti, in specie quelli della penitenza e della confessione.
Essi sono dediti ai più infamanti eccessi della depravazione e se qualche
affiliato mostra ripugnanza davanti a tale condotta, costui è punito con la
prigionia a vita. Le dimore dei Templari sono ricettacoli di tutti i crimini e
gli abomini cui si possa pensare. L’Ordine opera per la consegna della Terra
Santa nelle mani dei saraceni. Il Gran Maestro è insediato in tutta segretezza,
alla presenza di pochi fratelli novelli, e che costui ripudia il proprio credo
cristiano con azioni contrarie al diritto. Molte norme dell’Ordine sono
incompatibili come la legge, profane ed avverse al cristianesimo. Che è fatto
divieto ai membri, sotto pena di relegazione a vita, di rivelarle a
chicchessia. Qualsivoglia sregolatezza o crimine per l’onore o il beneficio
dell’Ordine non sono ritenuti peccati.
Questa
dichiarazione inchioda i templari e viene portata da Filippo il Bello, re
cristianissimo di Francia, e a Sua Santità papa Clemente V come prova testimoniale
per agire contro l’Ordine.
Contemporaneamente
a queste delazioni, le principali curie arcivescovili francesi stilano
quest’altro documento di portata storica:
Ci è
giunta la notizia, in base ai rapporti di persone degne di fede, che i fratelli
dell’Ordine della milizia del Tempio, nascondendo il lupo sotto l’agnello e
sotto l’abito dell’Ordine, insultano Gesù Cristo, già crocifisso per la
redenzione del genere umano e lo coprono di ingiurie più gravi di quelle che
egli soffrì sulla croce allorché, al momento del loro ingresso nell’Ordine,
quando fanno professione di fede, viene presentata loro la sua immagine ed
essi, con crudeltà orribile, gli sputano tre volte in faccia; poi spogliati
dell’abito della vita secolare, nudi, sono posti in presenza di colui che
celebra o del suo sostituto, e sono da lui baciati conformemente all’odioso
rito del loro Ordine, prima sul sedere, poi sull’ombelico ed infine sulla
bocca, ad onta della dignità umana: e dopo che hanno offeso la legge divina,
con gesti abbominevoli ed atti cosi detestabili, essi si impegnano, con il voto
della loro professione e senza ritenere di offendere la legge umana, a
concedersi reciprocamente senza rifiutarsi quando ne saranno richiesti, per
effetto del vizio di un orribile quanto odioso concubinato…perciò la collera di
Dio si abbatta su questi figli dell’infedeltà: questa gente immonda ha
abbondonato la fonte di acqua viva, ha sostituito la sua gloria con
l’adorazione della statua del vitello d’oro e sacrifica agli idoli.
Le accuse
fatte dagli ecclesiastici francesi contro l’Ordine sono postume rispetto a
quelle del potere laico tedesco. Come rivela Enrico Bardellino “le prime
accuse contro i Templari per il reato di apostasia risalgono a Federico II
Hohenstaufen”. Infatti, in una lettera a Riccardo di Cornovaglia,
l’imperatore tedesco scriveva “I templari ricevono nelle loro dimore i
sultani ed i loro uomini, con tutti gli onori ed il massimo zelo, adempiono
alle loro superstizioni, invocano Bafometto e si abbandono a dissolutezze…”.
E’ poi il
poeta tardo provenzale Rostan Berengario di Marsiglia a scrivere nero su bianco
in merito alle capacità militari dei cavalieri templari e riguardo le loro vere
intenzioni
“I
Templari sciupano il denaro destinato a riconquistare il Santo Sepolcro per
farsi belli davanti al mondo; ingannano il popolo ed offendono Dio con la loro
fiacca ostentazione (…) visto che così a lungo hanno consentito agli infidi
turchi di mantenere il possesso di Gerusalemme e di Acri, visto che fuggono più
veloci del falco reale, è peccato non liberarsi di loro una volta per tutte…”.
Cari amici,
bloggers e semplici curiosi,
come avete
potuto leggere nella prima parte di questo post, papa Clemente è il personaggio
chiave nella caduta dei Templari. Se, all’inizio della vicenda, egli era
diffidente nei confronti delle accuse mosse ai Templari dal re cristianissimo
Filippo IV, divenne in seguito suo acceso sostenitore nel perseguire e
perseguitare i cavalieri, macchiatisi di eresia a causa dei riti anticristiani
praticati durante la particolare iniziazione-investitura all’Ordine.
Solo al Papa
competeva la possibilità di salvare o meno l’intera Milizia. Clemente non lo
fece e spiegò la sua posizione nella Bolla di soppressione dell’Ordine templare,
la Vox in Excelso. Tra virgolette, quindi riporterò fedelmente alcuni passi
significativi di questo documento storico. Tenete ben presente che, come era
uso, il papa usa il plurale maiestatis e quindi parla usando il Noi.
Dopo essersi
riferito ai Templari utilizzando alcune citazioni di passi dell’Antico Testamento,
come “[…] hanno innalzato altari a Baal per iniziare e consacrare i loro
figli agli idoli e ai demoni”, Clemente racconta di come, prima di
salire sul soglio pontificio, era stato messo a conoscenza del ruolo dei
Templari in Terra Santa, di come fossero stati descritti come “speciali
combattenti della fede cattolica”, motivo per cui la “Chiesa li
aveva circondati di onori, di libertà e privilegi”. Ora, scrive Clemente
“ci era stato detto che fossero caduti nel peccato di un’abominevole
apostasia contro lo stesso Signore Gesù Cristo, nell’odioso vizio dell’idolatria,
nell’esecrabile vizio di Sodoma e in diverse eresie” ma “non
abbiamo voluto prestare orecchio ad insinuazioni e voci simili”. Poi
però “il nostro carissimo figlio in Cristo Filippo, illustre re di
Francia, al quale erano stati denunciati crimini simili, spinto non da un sentimento
di avarizia (poiché non voleva rivendicare o appropriarsi di alcuno dei beni
dei Templari, disinteressandosi a quelli presenti nel suo regno e tenendosene
ben lontano), ma per puro zelo della fede ortodossa, raccolse tutte le
possibili informazioni su quello che era successo e fece arrivare a noi
numerose e gravi notizie per mettercene al corrente. Tali crimini
non hanno fatto altro che aumentare la cattiva reputazione dei Templari e del
loro Ordine. Per di più un soldato della milizia, appartenente all’alta nobiltà,
ci ha dichiarato in segreto e sotto giuramento che lui stesso, durante la sua
iniziazione, su consiglio di chi lo ammetteva e dinanzi agli altri soldati
della Milizia, aveva rinnegato Cristo e sputato sulla croce che il suo
iniziatore gli aveva messo davanti […]Egli aveva sentito dire che le ammissioni
all’Ordine si svolgevano in questo modo: che su esortazione del capo o di un
suo delegato, il nuovo ammesso rinnegava Cristo e sputava sulla croce per
insultare Cristo crocifisso; che poi il capo e l’iniziato commettevano atti
illeciti e contrari all’onestà cristiana”.
Clemente
aggiunge che molte erano le voci che si erano innalzate contro i Templari,
quella del Re di Francia ma anche dei duchi, dei baroni, del clero e persino
del popolo e che quindi aveva appresso che il Gran Maestro De Molay, assieme
agli alti nobili dignitari, si erano macchiati di questi crimini, provati dalla
confessione del Gran Maestro a Chinon e dalle dichiarazioni dei tanti cavalieri
interrogati dai prelati e dalla Santa Inquisizione. In base a tutto ciò, dice
Clemente, lui dovette aprire un’inchiesta. Lui stesso volle quindi interrogare
72 cavalieri, “in un luogo sicuro e benevolo in cui non avevano nulla da
temere”, i quali gli resero le stesse confessioni che avevano
precedentemente reso all’Inquisizione.
Il papa
racconta nella Bolla che decide allora di incaricare suoi cardinali di fiducia affinché
formino una commissione speciale con notai pubblici per interrogare il Gran Maestro
e gli alti dignitari detenuti nella fortezza di Chinon.
Interrogati,
il Gran Maestro e gli alti dignitari, scrive Clemente, confessarono a codesta
commissione “senza violenza né terrore” che “quando erano
stati ammessi nell’Ordine, avevano rinnegato Cristo e sputato sulla croce e che
essi avevano accolto un gran numero di frati in egual modo, cioè facendoli rinunciare
a Gesù Cristo e facendoli sputare sulla croce”. Clemente aggiunge “alcuni
di loro confessarono anche altri crimini orrendi e vergognosi sui quali ora per
il momento tacciamo”.
Ed ecco un altro
punto significativo. Clemente scrive che
il Gran Maestro e gli alti dignitari dopo tali confessioni rese ai cardinali “chiesero
l’assoluzione in ginocchio e con le mani giunte […] I Cardinali (poiché la Chiesa
non chiude mai il suo cuore a chi ritorna da Lei) avendo ricevuto dal Gran Maestro,
dal visitatore e dai commendatori l’abiura della loro eresia, hanno
espressamente accordato loro, per nostra autorità, il beneficio dell’assoluzione
secondo la forma consueta della Chiesa”.
Clemente
aggiunge poi di essersi mosso per convocare a Vienne un Concilio per discutere
della vicenda alla presenza di “cardinali, patriarchi, arcivescovi,
vescovi, abati, prelati e procuratori”. Inoltre spiega le varie
tendenze dei gruppi più rappresentativi in seno a quel Concilio. Molti
sostenevano che, condannando i Templari, la Chiesa avrebbe arrecato un danno a
se stessa e alla propria reputazione, soprattutto per la questione della Terra
Santa, ma il papa continuò a sentenziare “Forse è vero che i precedenti
processi svolti contro l’Ordine non permettono di condannarlo in modo canonico
come eretico tramite una sentenza definitiva, tuttavia le eresie di cui è
accusato lo hanno notevolmente diffamato ed un numero quasi infinito dei suoi
membri, tra cui il Gran Maestro, il Visitatore di Francia e i principali
precettori, attraverso le loro spontanee confessioni, sono stati convinti di
tali eresie, di errori e di delitti; queste confessioni rendono l’Ordine molto
sospetto”. Per questo motivo, dice in seguito Clemente, “noi,
tenendo in conto solo di Dio e prendendo in considerazione il bene della
situazione in Terra Santa, abbiamo ritenuto che bisognasse usare la misura
preventiva e regolamentare per sopprimere gli scandali, evitare e conservare i
beni destinati all’aiuto della Terra Santa. Considerando quindi l’infamia, il
sospetto, le rumorose insinuazioni e gli altri elementi che depongono contro l’Ordine,
considerando l’iniziazione occulta e clandestina dei frati nell’Ordine,
considerando che tali frati sono stati allontanati dalle abitudini di vita
comuni perché erano obbligati, durante l’iniziazione, a promettere e a giurare
di non rivelare ad alcuno il modo in cui erano stati ammessi […] considerando i
tanti orribili fatti perpetrati da un gran numero di frati […] la maggior parte
dei Cardinali e circa i quattro quinti dei prelati del Concilio, hanno ritenuto
conveniente che si seguisse la via preventiva, sopprimendo l’Ordine […] considerando
che la Chiesa ha soppresso altri ordini importanti per ragioni minori, NOI
SOPPRIMIAMO, NON SENZA AMAREZZA E DOLORE, CON UN PROVVEDIMENTO PERENNE L’ORDINE
DEI TEMPLARI, LE SUE ISTITUZIONI, IL SUO ABITO ED IL SUO NOME, NON PER MEZZO DI
UNA SENTENZA DEFINITIVA MA IN VIA PREVENTIVA E PER ORDINE APOSTOLICO, E CON L’APPROVAZIONE
DEL CONCILIO, LO CONDANNIAMO ALL’INTERDIZIONE PERPETUA. VIETIAMO ESPRESSAMENTE
A CHIUNQUE DI ENTRARE NELL’ORDINE, DI RICEVERE E PORTARE IL SUO ABITO E DI
COMPORTARSI DA TEMPLARE. CHI CONTRAVERRA’ A QUESTO ORDINE, INCORRERRA’ NELLA
SENTENZA DI SCOMUNICA IPSO FACTO”.
Riportato
questo documento, c’è ancora qualcuno, accademico, storico, giornalista, archivista
o altro, che in malafede vuole parlare di sospensione dell’Ordine
templare oppure di assoluzione di questo Ordine da parte del papa?!
Qualcuno di costoro vuole ancora sostenere che il re di Francia aveva
architettato una trappola per incamerare i beni dell’Ordine?! Qualcuno di
costoro vuole ancora convincere che il papa fosse un burattino nelle mani del
re di Francia?! Qualcun altro vuole ancora far credere che i riti blasfemi dell’iniziazione
fossero semplice goliardia militare?!
Un caro saluto,
dott.
Michele Allegri
Cari amici,
bloggers e semplici curiosi,
come vi ho
indicato nel precedente post, è indispensabile visionare alcuni documenti prima
di dare personali interpretazioni della storia dei Templari.
Dopo le
confessioni documentate dei cavalieri, che ci hanno dato un quadro preciso di
quale tipo di credo religioso si praticasse in seno all’Ordine, ora è il
momento di analizzare la Bolla di soppressione dell’Ordine, la Vox In Excelso,
emanata da papa Clemente V il 22 Marzo del 1312. Tenete presente che i papi
dell’epoca trasmettevano le loro volontà ai cardinali e vescovi e ai re e
principi usando le “Bolle” che erano atti ufficiali vincolanti.
Prima però
di riportare i passi più significativi della Bolla di soppressione, occorre
capire in che modo si mosse e quale ruolo ebbe papa Clemente in questa vicenda.
Si può ben dire che il Papa ebbe un atteggiamento prudente nel trattare la
questione, anche se era palesemente scontento del mancato impegno dei cavalieri
in Terra Santa, soprattutto dopo la pesante sconfitta militare a San Giovanni
d’Acri. Quando il re francese Filippo gli sottopose poi alcune prove della “colpevolezza”
dei Templari, e cioè le confessioni spontanee di alcuni cavalieri, tra cui
quella del fiorentino Noffo Dei e del francese Esquieu de Floryan, che riportavano
l’esistenza di riti blasfemi che avvenivano tra le mura dell’Ordine, Clemente le
accettò con il beneficio del dubbio.
Poi però
accadde l’imprevisto: il 13 ottobre del 1307, ci furono gli arresti di massa
sul territorio francese per ordine del re cristianissimo Filippo IV il Bello,
con l’appoggio della Santa Inquisizione di frate Guillaume di Parigi, senza che
il papa venisse consultato. A quel punto Clemente protestò vivacemente contro di
loro per gli arresti manu militari, dal momento che l’Ordine
tradizionalmente dipendeva strettamente e totalmente dalla persona del
Pontefice. Sospese quindi i poteri dei vescovi francesi e della Santa Inquisizione,
ordinando al contempo a re Filippo di consegnare nelle mani di alcuni cardinali
di sua fiducia la persona del Gran Maestro e degli altri alti dignitari perché potessero
fare le opportune verifiche ed interrogatori di rito. Inoltre i beni dei
Templari, per ordine di Clemente, non dovevano essere toccati da alcuno.
Gli eventi subirono
poi un’accelerazione. Clemente lesse i capi d’accusa e i verbali degli
interrogatori dei cavalieri e si convinse della validità delle accuse rivolte
dal re francese e dalla Santa Inquisizione. Il 22 novembre del 1307, il Papa
emanò quindi una bolla con la quale ordinava al re d’Inghilterra Edoardo II di
arrestare in un sol giorno tutti i Templari ma il re in un primo momento non lo
fece. Nella stessa data ordinò al duca di Calabria, Roberto d’Angiò, di fare
altrettanto nei suoi territori del sud Italia.
Nel mese di giugno,
cominciò a circolare in Francia una richiesta ufficiale del popolo francese che
chiedeva al re di sopprimere l’Ordine in quel regno.
A luglio,
Clemente emanò una bolla che revocò la sua precedente sospensione dei poteri agli arcivescovi, ai vescovi, agli
inquisitori, ridando loro potere sul caso in questione, in terra di Francia. Le
direttive papali erano chiare: i vescovi potevano muoversi contro i singoli
cavalieri fino alla sentenza, che sarebbe stata poi emessa dai Concili Provinciali,
ma non avrebbero potuto mai intraprendere azioni contro l’intero Ordine. I
templari sarebbero stati consegnati nelle mani del cardinale de Prèneste mentre
il Gran Maestro e gli altri quattro nobili dignitari sarebbero stati giudicati
dal papa in persona. Nello stesso mese Clemente scrisse al re francese
che occorreva agire al più presto per l’abolizione dell’Ordine
aggiungendo, con una specifica Bolla, l’invito al re di nominare 5 tra
arcivescovi e vescovi per amministrare i beni dell’Ordine con lo scopo di
portarli poi fuori dal territorio francese, per essere usati nelle prossime
campagne belliche in Terra Santa contro i mussulmani. Qualche giorno dopo,
designò i chierici che dovevano prender parte alla stesura del processo contro
i Templari: due canonici, due frati predicatori e due frati minori.
In agosto,
il papa convocò un Concilio di vescovi a Vienne per dare informazioni contro i
Templari. Emanò poi una Bolla contro chiunque si fosse impossessato
illegittimamente dei loro beni.
A dicembre,
Clemente emanò una Bolla di scomunica (Ad omnium fere notitiam) nei
confronti di coloro che avessero dato aiuto o consigli ai Templari. Nella
stessa data, dette ordine ai vescovi tedeschi e all’Ordine teutonico di
mettersi a disposizione dell’abate Cruas al fine di istruire un processo contro
i Templari sul suolo germanico. Ed infine emanò un’ulteriore bolla per
costringere il duca di Austria a far arrestare i Templari nel suo Regno.
Il primo di agosto,
il papa scrisse ai vescovi di Francia perché i Templari fossero giudicati
secondo la legge e le esigenze delle norme in vigore.
Nel maggio
del 1311, con una nuova Bolla all’arcivescovo di Rouen, Clemente ordinò che fossero
esaminati i conti degli esattori dei Templari e di portare il residuo in un
luogo fuori dalla Francia per essere utilizzato per difendere la Terra Santa.
Ad ottobre,
il papa emanò una bolla con la quale dette incarico al chierico Geoffray du
Plessis di presentarsi al re di Francia ribandendo la riserva che spettava al pontefice
nel giudicare il Gran Maestro templare.
Il 22 marzo
del 1312, emanò la Bolla Vox In Excelso (che vi esporrò nella
seconda parte del post) con la quale sopprimeva l’Ordine templare
in via definitiva e preventiva, cioè prima di un giudizio pubblico davanti ai
vescovi, come era nel suo diritto.
Un paio di
mesi dopo, con un’ulteriore bolla, il papa trasferì i beni dell’Ordine
templare a quello dei cavalieri di San Giovanni (oggi Sovrano e
Militare Ordine di Malta). Dopodiché, indirizzò una bolla al re d’Inghilterra
per far destinare all’Ordine di San Giovanni ogni bene dell’Ordine templare nei
suoi reami. Una bolla dello stesso tenore fu indirizzata al re francese.
L’11 marzo
del 1314, il Cardinale d’Albano e l’arcivescovo di Sens, incaricati dal papa,
condannarono alla prigione a vita il Gran Maestro dei Templari, Jacques De
Molay, il visitatore di Francia, i commendatori di Aquitania e di Normandia.
Avendo essi ritrattato le loro confessioni di colpevolezza e quindi caduti nel
reato di relapsia, vennero consegnati al prevosto di Parigi che
li fece bruciare sulla pubblica piazza, dopo aver avuto l’assenso da parte del
re francese.
Prima del
rogo, Il Gran Maestro maledisse il papa e il re francese, profetizzando la loro
imminente morte (passata alla Storia come la celebre “maledizione dei Templari”).
Il mese
dopo, precisamente il 20 aprile, Papa Clemente morì.
Il 29
novembre morì anche il re francese.
...continua...
Un saluto dal Vostro Michele Allegri