venerdì 25 dicembre 2020

Buon Natale 2020!

 


BUON NATALE A TUTTI VOI!

Con affetto,

il vostro Michele Allegri

venerdì 18 dicembre 2020

CONFERENZA SUI TEMPLARI

 

Cari amici, bloggers e semplici curiosi,

ieri sera ho partecipato alla conferenza organizzata dal Centro Studi Giancarlo Barbadoro sul tema "Templari: mito ed età moderna". E' stato un'occasione importante per parlare di Storia, mito e leggende dei cavalieri e per parlare delle importanti novità contenute nel mio saggio "La Religione segreta dei Templari".



Il mio primo saggio sull'argomento "Dossier: i nuovi Templari", il libro che ha tracciato la strada per molti, è conservato ed è consultabile presso la prestigiosa Biblioteca dell'Università americana di Harvard.

https://hollis.harvard.edu/primo-explore/fulldisplay?docid=01HVD_ALMA212094204650003941&context=L&vid=HVD2&lang=en_US&search_scope=everything&adaptor=Local%20Search%20Engine&tab=everything&query=any,contains,dossier:%20i%20nuovi%20templari&offset=0

Colgo l'occasione per augurare a tutti voi che mi seguite Buone Feste

Vi abbraccio tutti

Michele Allegri

giovedì 17 dicembre 2020

I RITI D'INIZIAZIONE TEMPLARE: MAGICI, TOTEMICI E SESSUALI

                                                                                


Cari amici, bloggers e semplici curiosi,

possiamo ben dire che l’affaire dei Templari s’inneschi dopo le delazioni di due cavalieri, il toscano Noffo Dei e il francese Esquin de Floryan. Sono loro, con le loro confessioni spontanee, a far muovere il massiccio impiego di forze contro l’Ordine in Francia. Entrambi, nelle loro deposizioni, fanno riferimento a strani riti eretici ed anticristiani, a pratiche idolatriche e totemiche svolte dai fratelli templari anziani in certe sere dell’anno e durante le iniziazioni dei novizi. I due parlano anche di riti sessuali orgiastici.

Per sgomberare il campo dalle ricostruzioni edulcorate sull’Ordine, o di parte, e a dar manforte alle dichiarazioni appena citate, esiste un sito archeologico visitabile, ora patrimonio UNESCO, la Tomba etrusca cosiddetta “Bartoccini”, ubicata a Tarquinia e riaperta al pubblico dal 2014, dopo l’inaugurazione da parte del Ministero dei Beni Culturali.

In essa son ben visibili un repertorio di dipinti, graffiti, scritte e croci templari medievali che dimostrano come fosse uso nell’Ordine la pratica di culti e d’iniziazioni a sfondo sessuale.

E’ Carlo Tedeschi, professore ordinario di paleografia latina presso l’Università di Chieti-Pescara, a raccontarci in una sua pubblicazione, dedicata al tema dei templari e dei loro riti sessuali, ciò che è stato trovato e periziato nella tomba.

Questo sepolcro del VI sec. a.c., ci racconta il professor Tedeschi, fu impiegato dai Templari come luogo sacro per le loro iniziazioni anticristiane e a sfondo sessuale. Al centro della camera funeraria c’è un’iscrizione in latino medievale che fa riferimento al Maestro templare Giovanni. Tutt’attorno sono visibili frasi incise che rimandano a giuramenti e a riti sessuali. In particolare campeggia la scritta dedicata ad un cavaliere del Tempio di nome Ranieri che ha compiuto queste ritualità all’interno della grotta.





Come ho descritto nel libro “La religione segreta dei Templari”, l’equazione “tomba-templari-riti sessuali-grotta” è presente anche nella piramide di Falicon, a 10 km dal comune di Nizza, all’interno della quale c’è una grotta, detta dei pipistrelli o dei vampiri (Ratapignata) nella quale sono stati trovati 7 simboli magici ed una testa dell’idolo Bafometto scolpita nella roccia. In questa grotta i monaci templari della guarnigione che stazionavano tra Montecarlo e Nizza, nel 1260, praticavano il loro celebre rito d’iniziazione anticristiano: lo sputo sul crocifisso, il rinnegamento di Cristo, l’adorazione dell’idolo protettore e i loro culti orgiastico-sessuali.







Le dichiarazioni spontanee del templare toscano Noffo Dei non fanno altro che rivelare questi contenuti appena descritti. Ci sono infatti gli sputi sulla croce e sull’immagine di Gesù Cristo, c’è l’adorazione di una testa barbuta terrificante chiamata Magumet, attorno alla quale i cavalieri pongono le loro cordicelle di frati, e poi con le stesse si cingono il ventre nudo. Poi ci sono i baci rituali sulla bocca, sull’ombelico, sull’ano. Il tutto si chiude con un culto orgiastico tra i fratelli anziani e i novizi.

La versione sarà ripetuta anche da Guglielmo de Plaisians, un funzionario di stato francese che disse agli uomini del re di Francia di essere a conoscenza di atroci crimini perpetrati dai Templari.  

Il templare Esquin de Floryan rivelerà più tardi, più in specifico, ciò che accadeva nei Capitoli segreti dell’Ordine del quale era stato testimone.

Leggiamo questo documento storico:

Al momento dell’ammissione tutti i Templari giurano di non abbandonare mai l’Ordine e di perseguire gli interessi con qualsivoglia strumento, giusto o sbagliato che sia. I capi dell’Ordine hanno stretto un’alleanza segreta con i Mussulmani, e in cuor loro, l’infedeltà mussulmana eclissa la fede cristiana, giacché a nessun novizio è chiesto di sputare sulla croce e calpestarla. I capi dell’Ordine sono uomini eretici, crudeli e sacrileghi che trucidano o mettono in catene il neofita che, scoperta l’iniquità dell’Ordine, desidera allontanarvene. Costoro, oltretutto, istruiscono all’aborto le donne gravide dei loro figli ed uccidono i neonati. Essi sono ammorbati dagli errori dei fraticelli, disprezzano il papa e l’autorità ecclesiastica ed hanno in dispregio i sacramenti, in specie quelli della penitenza e della confessione. Essi sono dediti ai più infamanti eccessi della depravazione e se qualche affiliato mostra ripugnanza davanti a tale condotta, costui è punito con la prigionia a vita. Le dimore dei Templari sono ricettacoli di tutti i crimini e gli abomini cui si possa pensare. L’Ordine opera per la consegna della Terra Santa nelle mani dei saraceni. Il Gran Maestro è insediato in tutta segretezza, alla presenza di pochi fratelli novelli, e che costui ripudia il proprio credo cristiano con azioni contrarie al diritto. Molte norme dell’Ordine sono incompatibili come la legge, profane ed avverse al cristianesimo. Che è fatto divieto ai membri, sotto pena di relegazione a vita, di rivelarle a chicchessia. Qualsivoglia sregolatezza o crimine per l’onore o il beneficio dell’Ordine non sono ritenuti peccati.

Questa dichiarazione inchioda i templari e viene portata da Filippo il Bello, re cristianissimo di Francia, e a Sua Santità papa Clemente V come prova testimoniale per agire contro l’Ordine.

Contemporaneamente a queste delazioni, le principali curie arcivescovili francesi stilano quest’altro documento di portata storica:

Ci è giunta la notizia, in base ai rapporti di persone degne di fede, che i fratelli dell’Ordine della milizia del Tempio, nascondendo il lupo sotto l’agnello e sotto l’abito dell’Ordine, insultano Gesù Cristo, già crocifisso per la redenzione del genere umano e lo coprono di ingiurie più gravi di quelle che egli soffrì sulla croce allorché, al momento del loro ingresso nell’Ordine, quando fanno professione di fede, viene presentata loro la sua immagine ed essi, con crudeltà orribile, gli sputano tre volte in faccia; poi spogliati dell’abito della vita secolare, nudi, sono posti in presenza di colui che celebra o del suo sostituto, e sono da lui baciati conformemente all’odioso rito del loro Ordine, prima sul sedere, poi sull’ombelico ed infine sulla bocca, ad onta della dignità umana: e dopo che hanno offeso la legge divina, con gesti abbominevoli ed atti cosi detestabili, essi si impegnano, con il voto della loro professione e senza ritenere di offendere la legge umana, a concedersi reciprocamente senza rifiutarsi quando ne saranno richiesti, per effetto del vizio di un orribile quanto odioso concubinato…perciò la collera di Dio si abbatta su questi figli dell’infedeltà: questa gente immonda ha abbondonato la fonte di acqua viva, ha sostituito la sua gloria con l’adorazione della statua del vitello d’oro e sacrifica agli idoli.

Le accuse fatte dagli ecclesiastici francesi contro l’Ordine sono postume rispetto a quelle del potere laico tedesco. Come rivela Enrico Bardellino “le prime accuse contro i Templari per il reato di apostasia risalgono a Federico II Hohenstaufen”. Infatti, in una lettera a Riccardo di Cornovaglia, l’imperatore tedesco scriveva “I templari ricevono nelle loro dimore i sultani ed i loro uomini, con tutti gli onori ed il massimo zelo, adempiono alle loro superstizioni, invocano Bafometto e si abbandono a dissolutezze…”.




E’ poi il poeta tardo provenzale Rostan Berengario di Marsiglia a scrivere nero su bianco in merito alle capacità militari dei cavalieri templari e riguardo le loro vere intenzioni

“I Templari sciupano il denaro destinato a riconquistare il Santo Sepolcro per farsi belli davanti al mondo; ingannano il popolo ed offendono Dio con la loro fiacca ostentazione (…) visto che così a lungo hanno consentito agli infidi turchi di mantenere il possesso di Gerusalemme e di Acri, visto che fuggono più veloci del falco reale, è peccato non liberarsi di loro una volta per tutte…”.

 


mercoledì 25 novembre 2020

LA BOLLA PAPALE DI SOPPRESSIONE DELL’ORDINE DEL TEMPIO: UN ALTRO DOCUMENTO STORICO DA CONOSCERE (Parte Seconda)

 

Cari amici, bloggers e semplici curiosi,

come avete potuto leggere nella prima parte di questo post, papa Clemente è il personaggio chiave nella caduta dei Templari. Se, all’inizio della vicenda, egli era diffidente nei confronti delle accuse mosse ai Templari dal re cristianissimo Filippo IV, divenne in seguito suo acceso sostenitore nel perseguire e perseguitare i cavalieri, macchiatisi di eresia a causa dei riti anticristiani praticati durante la particolare iniziazione-investitura all’Ordine.

Solo al Papa competeva la possibilità di salvare o meno l’intera Milizia. Clemente non lo fece e spiegò la sua posizione nella Bolla di soppressione dell’Ordine templare, la Vox in Excelso. Tra virgolette, quindi riporterò fedelmente alcuni passi significativi di questo documento storico. Tenete ben presente che, come era uso, il papa usa il plurale maiestatis e quindi parla usando il Noi.

Dopo essersi riferito ai Templari utilizzando alcune citazioni di passi dell’Antico Testamento, come “[…] hanno innalzato altari a Baal per iniziare e consacrare i loro figli agli idoli e ai demoni”, Clemente racconta di come, prima di salire sul soglio pontificio, era stato messo a conoscenza del ruolo dei Templari in Terra Santa, di come fossero stati descritti come “speciali combattenti della fede cattolica”, motivo per cui la “Chiesa li aveva circondati di onori, di libertà e privilegi”. Ora, scrive Clemente “ci era stato detto che fossero caduti nel peccato di un’abominevole apostasia contro lo stesso Signore Gesù Cristo, nell’odioso vizio dell’idolatria, nell’esecrabile vizio di Sodoma e in diverse eresie” ma “non abbiamo voluto prestare orecchio ad insinuazioni e voci simili”. Poi però “il nostro carissimo figlio in Cristo Filippo, illustre re di Francia, al quale erano stati denunciati crimini simili, spinto non da un sentimento di avarizia (poiché non voleva rivendicare o appropriarsi di alcuno dei beni dei Templari, disinteressandosi a quelli presenti nel suo regno e tenendosene ben lontano), ma per puro zelo della fede ortodossa, raccolse tutte le possibili informazioni su quello che era successo e fece arrivare a noi numerose e gravi notizie per mettercene al corrente. Tali crimini non hanno fatto altro che aumentare la cattiva reputazione dei Templari e del loro Ordine. Per di più un soldato della milizia, appartenente all’alta nobiltà, ci ha dichiarato in segreto e sotto giuramento che lui stesso, durante la sua iniziazione, su consiglio di chi lo ammetteva e dinanzi agli altri soldati della Milizia, aveva rinnegato Cristo e sputato sulla croce che il suo iniziatore gli aveva messo davanti […]Egli aveva sentito dire che le ammissioni all’Ordine si svolgevano in questo modo: che su esortazione del capo o di un suo delegato, il nuovo ammesso rinnegava Cristo e sputava sulla croce per insultare Cristo crocifisso; che poi il capo e l’iniziato commettevano atti illeciti e contrari all’onestà cristiana”.

Clemente aggiunge che molte erano le voci che si erano innalzate contro i Templari, quella del Re di Francia ma anche dei duchi, dei baroni, del clero e persino del popolo e che quindi aveva appresso che il Gran Maestro De Molay, assieme agli alti nobili dignitari, si erano macchiati di questi crimini, provati dalla confessione del Gran Maestro a Chinon e dalle dichiarazioni dei tanti cavalieri interrogati dai prelati e dalla Santa Inquisizione. In base a tutto ciò, dice Clemente, lui dovette aprire un’inchiesta. Lui stesso volle quindi interrogare 72 cavalieri, “in un luogo sicuro e benevolo in cui non avevano nulla da temere”, i quali gli resero le stesse confessioni che avevano precedentemente reso all’Inquisizione.

Il papa racconta nella Bolla che decide allora di incaricare suoi cardinali di fiducia affinché formino una commissione speciale con notai pubblici per interrogare il Gran Maestro e gli alti dignitari detenuti nella fortezza di Chinon.

Interrogati, il Gran Maestro e gli alti dignitari, scrive Clemente, confessarono a codesta commissione “senza violenza né terrore” che “quando erano stati ammessi nell’Ordine, avevano rinnegato Cristo e sputato sulla croce e che essi avevano accolto un gran numero di frati in egual modo, cioè facendoli rinunciare a Gesù Cristo e facendoli sputare sulla croce”. Clemente aggiunge “alcuni di loro confessarono anche altri crimini orrendi e vergognosi sui quali ora per il momento tacciamo”.

Ed ecco un altro punto significativo.  Clemente scrive che il Gran Maestro e gli alti dignitari dopo tali confessioni rese ai cardinali “chiesero l’assoluzione in ginocchio e con le mani giunte […] I Cardinali (poiché la Chiesa non chiude mai il suo cuore a chi ritorna da Lei) avendo ricevuto dal Gran Maestro, dal visitatore e dai commendatori l’abiura della loro eresia, hanno espressamente accordato loro, per nostra autorità, il beneficio dell’assoluzione secondo la forma consueta della Chiesa”.

Clemente aggiunge poi di essersi mosso per convocare a Vienne un Concilio per discutere della vicenda alla presenza di “cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi, abati, prelati e procuratori”. Inoltre spiega le varie tendenze dei gruppi più rappresentativi in seno a quel Concilio. Molti sostenevano che, condannando i Templari, la Chiesa avrebbe arrecato un danno a se stessa e alla propria reputazione, soprattutto per la questione della Terra Santa, ma il papa continuò a sentenziare “Forse è vero che i precedenti processi svolti contro l’Ordine non permettono di condannarlo in modo canonico come eretico tramite una sentenza definitiva, tuttavia le eresie di cui è accusato lo hanno notevolmente diffamato ed un numero quasi infinito dei suoi membri, tra cui il Gran Maestro, il Visitatore di Francia e i principali precettori, attraverso le loro spontanee confessioni, sono stati convinti di tali eresie, di errori e di delitti; queste confessioni rendono l’Ordine molto sospetto”. Per questo motivo, dice in seguito Clemente, “noi, tenendo in conto solo di Dio e prendendo in considerazione il bene della situazione in Terra Santa, abbiamo ritenuto che bisognasse usare la misura preventiva e regolamentare per sopprimere gli scandali, evitare e conservare i beni destinati all’aiuto della Terra Santa. Considerando quindi l’infamia, il sospetto, le rumorose insinuazioni e gli altri elementi che depongono contro l’Ordine, considerando l’iniziazione occulta e clandestina dei frati nell’Ordine, considerando che tali frati sono stati allontanati dalle abitudini di vita comuni perché erano obbligati, durante l’iniziazione, a promettere e a giurare di non rivelare ad alcuno il modo in cui erano stati ammessi […] considerando i tanti orribili fatti perpetrati da un gran numero di frati […] la maggior parte dei Cardinali e circa i quattro quinti dei prelati del Concilio, hanno ritenuto conveniente che si seguisse la via preventiva, sopprimendo l’Ordine […] considerando che la Chiesa ha soppresso altri ordini importanti per ragioni minori, NOI SOPPRIMIAMO, NON SENZA AMAREZZA E DOLORE, CON UN PROVVEDIMENTO PERENNE L’ORDINE DEI TEMPLARI, LE SUE ISTITUZIONI, IL SUO ABITO ED IL SUO NOME, NON PER MEZZO DI UNA SENTENZA DEFINITIVA MA IN VIA PREVENTIVA E PER ORDINE APOSTOLICO, E CON L’APPROVAZIONE DEL CONCILIO, LO CONDANNIAMO ALL’INTERDIZIONE PERPETUA. VIETIAMO ESPRESSAMENTE A CHIUNQUE DI ENTRARE NELL’ORDINE, DI RICEVERE E PORTARE IL SUO ABITO E DI COMPORTARSI DA TEMPLARE. CHI CONTRAVERRA’ A QUESTO ORDINE, INCORRERRA’ NELLA SENTENZA DI SCOMUNICA IPSO FACTO”.


Riportato questo documento, c’è ancora qualcuno, accademico, storico, giornalista, archivista o altro, che in malafede vuole parlare di sospensione dell’Ordine templare oppure di assoluzione di questo Ordine da parte del papa?! Qualcuno di costoro vuole ancora sostenere che il re di Francia aveva architettato una trappola per incamerare i beni dell’Ordine?! Qualcuno di costoro vuole ancora convincere che il papa fosse un burattino nelle mani del re di Francia?! Qualcun altro vuole ancora far credere che i riti blasfemi dell’iniziazione fossero semplice goliardia militare?!

Un caro saluto,

dott. Michele Allegri


martedì 24 novembre 2020

LA BOLLA PAPALE DI SOPPRESSIONE DELL’ORDINE DEL TEMPIO: UN ALTRO DOCUMENTO STORICO DA CONOSCERE (Parte Prima)


Cari amici, bloggers e semplici curiosi,

come vi ho indicato nel precedente post, è indispensabile visionare alcuni documenti prima di dare personali interpretazioni della storia dei Templari.

Dopo le confessioni documentate dei cavalieri, che ci hanno dato un quadro preciso di quale tipo di credo religioso si praticasse in seno all’Ordine, ora è il momento di analizzare la Bolla di soppressione dell’Ordine, la Vox In Excelso, emanata da papa Clemente V il 22 Marzo del 1312. Tenete presente che i papi dell’epoca trasmettevano le loro volontà ai cardinali e vescovi e ai re e principi usando le “Bolle” che erano atti ufficiali vincolanti.

Prima però di riportare i passi più significativi della Bolla di soppressione, occorre capire in che modo si mosse e quale ruolo ebbe papa Clemente in questa vicenda. Si può ben dire che il Papa ebbe un atteggiamento prudente nel trattare la questione, anche se era palesemente scontento del mancato impegno dei cavalieri in Terra Santa, soprattutto dopo la pesante sconfitta militare a San Giovanni d’Acri. Quando il re francese Filippo gli sottopose poi alcune prove della “colpevolezza” dei Templari, e cioè le confessioni spontanee di alcuni cavalieri, tra cui quella del fiorentino Noffo Dei e del francese Esquieu de Floryan, che riportavano l’esistenza di riti blasfemi che avvenivano tra le mura dell’Ordine, Clemente le accettò con il beneficio del dubbio.


Poi però accadde l’imprevisto: il 13 ottobre del 1307, ci furono gli arresti di massa sul territorio francese per ordine del re cristianissimo Filippo IV il Bello, con l’appoggio della Santa Inquisizione di frate Guillaume di Parigi, senza che il papa venisse consultato. A quel punto Clemente protestò vivacemente contro di loro per gli arresti manu militari, dal momento che l’Ordine tradizionalmente dipendeva strettamente e totalmente dalla persona del Pontefice. Sospese quindi i poteri dei vescovi francesi e della Santa Inquisizione, ordinando al contempo a re Filippo di consegnare nelle mani di alcuni cardinali di sua fiducia la persona del Gran Maestro e degli altri alti dignitari perché potessero fare le opportune verifiche ed interrogatori di rito. Inoltre i beni dei Templari, per ordine di Clemente, non dovevano essere toccati da alcuno.

Gli eventi subirono poi un’accelerazione. Clemente lesse i capi d’accusa e i verbali degli interrogatori dei cavalieri e si convinse della validità delle accuse rivolte dal re francese e dalla Santa Inquisizione. Il 22 novembre del 1307, il Papa emanò quindi una bolla con la quale ordinava al re d’Inghilterra Edoardo II di arrestare in un sol giorno tutti i Templari ma il re in un primo momento non lo fece. Nella stessa data ordinò al duca di Calabria, Roberto d’Angiò, di fare altrettanto nei suoi territori del sud Italia.



Intanto, a fine maggio del 1308, il papa interrogò di persona 72 cavalieri a Poitiers, mentre inviò una commissione pontificia con tre cardinali di sua fiducia a Chinon per interrogare Il Gran Maestro Jacques De Molay ed altri quattro nobili dignitari.

Nel mese di giugno, cominciò a circolare in Francia una richiesta ufficiale del popolo francese che chiedeva al re di sopprimere l’Ordine in quel regno.

A luglio, Clemente emanò una bolla che revocò la sua precedente sospensione dei  poteri agli arcivescovi, ai vescovi, agli inquisitori, ridando loro potere sul caso in questione, in terra di Francia. Le direttive papali erano chiare: i vescovi potevano muoversi contro i singoli cavalieri fino alla sentenza, che sarebbe stata poi emessa dai Concili Provinciali, ma non avrebbero potuto mai intraprendere azioni contro l’intero Ordine. I templari sarebbero stati consegnati nelle mani del cardinale de Prèneste mentre il Gran Maestro e gli altri quattro nobili dignitari sarebbero stati giudicati dal papa in persona. Nello stesso mese Clemente scrisse al re francese che occorreva agire al più presto per l’abolizione dell’Ordine aggiungendo, con una specifica Bolla, l’invito al re di nominare 5 tra arcivescovi e vescovi per amministrare i beni dell’Ordine con lo scopo di portarli poi fuori dal territorio francese, per essere usati nelle prossime campagne belliche in Terra Santa contro i mussulmani. Qualche giorno dopo, designò i chierici che dovevano prender parte alla stesura del processo contro i Templari: due canonici, due frati predicatori e due frati minori.

In agosto, il papa convocò un Concilio di vescovi a Vienne per dare informazioni contro i Templari. Emanò poi una Bolla contro chiunque si fosse impossessato illegittimamente dei loro beni.

A dicembre, Clemente emanò una Bolla di scomunica (Ad omnium fere notitiam) nei confronti di coloro che avessero dato aiuto o consigli ai Templari. Nella stessa data, dette ordine ai vescovi tedeschi e all’Ordine teutonico di mettersi a disposizione dell’abate Cruas al fine di istruire un processo contro i Templari sul suolo germanico. Ed infine emanò un’ulteriore bolla per costringere il duca di Austria a far arrestare i Templari nel suo Regno.

Il primo di agosto, il papa scrisse ai vescovi di Francia perché i Templari fossero giudicati secondo la legge e le esigenze delle norme in vigore.

Nel maggio del 1311, con una nuova Bolla all’arcivescovo di Rouen, Clemente ordinò che fossero esaminati i conti degli esattori dei Templari e di portare il residuo in un luogo fuori dalla Francia per essere utilizzato per difendere la Terra Santa.

Ad ottobre, il papa emanò una bolla con la quale dette incarico al chierico Geoffray du Plessis di presentarsi al re di Francia ribandendo la riserva che spettava al pontefice nel giudicare il Gran Maestro templare.



Il 22 marzo del 1312, emanò la Bolla Vox In Excelso (che vi esporrò nella seconda parte del post) con la quale sopprimeva l’Ordine templare in via definitiva e preventiva, cioè prima di un giudizio pubblico davanti ai vescovi, come era nel suo diritto.

Un paio di mesi dopo, con un’ulteriore bolla, il papa trasferì i beni dell’Ordine templare a quello dei cavalieri di San Giovanni (oggi Sovrano e Militare Ordine di Malta). Dopodiché, indirizzò una bolla al re d’Inghilterra per far destinare all’Ordine di San Giovanni ogni bene dell’Ordine templare nei suoi reami. Una bolla dello stesso tenore fu indirizzata al re francese.

L’11 marzo del 1314, il Cardinale d’Albano e l’arcivescovo di Sens, incaricati dal papa, condannarono alla prigione a vita il Gran Maestro dei Templari, Jacques De Molay, il visitatore di Francia, i commendatori di Aquitania e di Normandia. Avendo essi ritrattato le loro confessioni di colpevolezza e quindi caduti nel reato di relapsia, vennero consegnati al prevosto di Parigi che li fece bruciare sulla pubblica piazza, dopo aver avuto l’assenso da parte del re francese.

Prima del rogo, Il Gran Maestro maledisse il papa e il re francese, profetizzando la loro imminente morte (passata alla Storia come la celebre “maledizione dei Templari”).

Il mese dopo, precisamente il 20 aprile, Papa Clemente morì.

Il 29 novembre morì anche il re francese.

...continua...


Un saluto dal Vostro Michele Allegri